15 Set Intervista a Wladyslaw Kwiatkowski
Può descrivere le attività della sua associazione e il suo ruolo all’interno?
La Roma Association in Polonia esiste dal 1992. L’idea alla base è stata la commemorazione dell’Olocausto dei rom. E’ grazie anche al lavoro della Roma Association che l’Olocausto dei rom è venuto alla luce. Tra il 21 e il 23 novembre 1996, all’interno di una iniziativa di Roma Association, si è tenuta in Oswiecim una conferenza internazionale dal titolo “Olocausto, una speranza di memoria”, dedicata alla commemorazione dello sterminio di Rom e Sinti. Alla conferenza hanno partecipato rappresentanti delle comunità rom di paesi europei (Serbia, Germania, Austri, Repubblica ceca, Francia) e studenti impegnanti sul tema dell’Olocausto Rom. Il dibattito ha portato a riconoscere la data del 2 agosto come “Giorno della Memoria dell’Olocausto Rom”. La proclamazione è stata firmata dai rappresentanti del Consiglio Internazionale per la Memoria dell’Olocausto Rom” costituito per questo scopo, nella persona del Presidente del Consiglio Roman Kwiatkowski e del Segretario Generale Dr Dragolijub Acković.
Il 29 luglio 2011 il Sejm (una delle due camere del Parlamento) della Repubblica di Polonia ha dichiarato il 2 agosto “Giorno della Memoria dello Sterminio dei Rom” e il Parlamento Europeo nel 2015 ha riconosciuto il 2 agosto come il Giorno della Memoria dell’Olocausto dei Rom Europei. All’interno della nostra Associazione c’è anche (come unica istituzione in Polonia) il Roma Historical Institute, dove raccogliamo documenti della storia dei rom. La nostra Associazione è anche impegnata nella pubblicazione: pubblica la rivista trimestrale, Pheniben, che è impegnata riguardo alla vita dei rom in Europa e coopera con molti ricercatori rom in Polonia e in Europa. Grazie a una vasta gamma di accademici portiamo avanti attività di ricerca attraverso progetti sulla storia dell’Olocausto rom. Sono stato impegnato nel lavoro dell’Associazione per 15 anni e sono stato coordinatore di molti di questi progetti.
L’artista rom Malgozata Mirga Tas ha rappresentato la Polonia alla Biennale di Venezia 2022. Nonostante ciò, come leggiamo in una sua intervista rilasciata a un quotidiano italiano, molti profughi rom ucraini faticano a farsi accogliere in Polonia. Può dirci brevemente qual è la situazione?
E’ vero, oggi in Polonia abbiamo molti artisti rom che rappresentano con orgoglio la loro nazione e dicono a gran voce di essere rom. Sfortunatamente lo stereotipo rom (cattivo, ladro..) è fortemente radicato nella società maggioritaria, che crea un’avversione molto alta per i rom. Il problema è prima di tutto la mancanza di conoscenza della cultura rom tra la società maggioritaria e la generalizzazione e il giudizio su un intero gruppo rom sulla base di una esperienza negativa con i rom.
Cercando di rispondere alla seconda parte della domanda, è necessario chiedersi “dove sono benvenuti i rom?”. In Europa, nonostante i tempi di intrecci culturali e apertura gli uni verso gli altri, le persone con tonalità della pelle scure sono viste con antipatia e con stereotipi negativi che non hanno niente a che vedere con la realtà. Per esempio, c’è un gruppo di rifugiati del Medio Oriente che in questi giorni stanzia nel bosco tra la Bielorussia e la Polonia, con la speranza di poter entrare in Polonia, e cosa? Nessuno parla più di loro. Le persone che fuggono dalla guerra vogliono solo un riparo, cosa che non possono avere nel 21esimo secolo ai confini dell’Europa solo perché hanno una religione diversa o un diverso colore della pelle? Questo è terribile, e sfortunatamente è molto simile a quello che succede con i rom. I rom vengono messi in strutture per rifugiati una volta entrati in Polonia. Le persone all’interno delle strutture guardano ai rom con antipatia (sto parlando dei profughi ucraini che sono anche loro rom) e iniziano dicerie sul fatto che i rom sono infestati di pidocchi e vermi, il che è completamente falso. Non sto dicendo che tutti i rifugiati di origine rom sono perfetti, come non lo sono i rifugiati ucraini, su una così vasta gamma di persone che sono venute in Polonia ci saranno diversi gruppi che non possono essere accomunati facendo generalizzazioni. E’ importante ricordare che donne e bambini rom scappano dalla guerra come scappano le donne ucraine, anche i loro mariti hanno combattuto in battaglioni rom per difendere il loro paese. Questo dovrebbe essere ricordato.
La sua Associazione come sta intervenendo a favore dei profughi ucraini?
Noi cerchiamo di aiutare ma l’afflusso di profughi dall’Ucraina è enorme e non siamo in grado di aiutare tutti. Abbiamo dato alloggio in edifici privati a 28 rom di Kiev che hanno diretto il teatro romano’ di Kiev. Ne stiamo mandando altri ad ovest. Cerchiamo di aiutare più che possiamo ma come associazione abbiamo possibilità limitate. Per questo tipo di situazioni ci devono essere soluzioni globali, create dallo stato e dall’Unione Europea.
Qual è la situazione della comunità rom in Polonia?
Secondo l’ultimo censimento ci sono 17000 rom che vivono in Polonia, secondo le statistiche della nostra associazione ce ne sono circa 25000 – 30000. Come possiamo vedere, in confronto con altri paesi europei, è una cifra bassa tuttavia i problemi sono gli stessi ovunque. Nessuna soluzione globale, una politica di dispense che porta alla stigmatizzazione dei rom nel nostro Paese. I programmi speciali per i rom non stanno funzionando e ho l’impressione che l’unica cosa che hanno in comune con i rom è il nome.
Grazie al coraggio della nostra associazione stiamo cercando di trovare soluzioni globali e stiamo portando avanti diversi progetti educativi e di integrazione che mirano a rendere la cultura rom più vicina, una cultura con cui familiarizzare più facilmente. Sfortunatamente lo stereotipo negativo dei rom è fortemente radicato nella società e nelle persone. Quando la gente guarda ai rom in Polonia vede costumi colorati e carovane erranti, ma quei tempi sono finiti. Oggi i rom vivono fra di noi, non nella foresta, abbiamo i nostri rappresentanti nel governo europeo, sempre più rom studiano e hanno un’istruzione. Siamo parte della società, quindi un’istruzione comune per conoscersi l’un l’altro è la chiave per un’integrazione reciproca insieme all’abbattimento degli stereotipi.
Quali politiche pensa che la Comunità Europea dovrebbe promuovere o sviluppare per incrementare l’integrazione dei rom e il dialogo interculturale?
Prima di tutto dovrebbe esserci una politica che dia risalto all’istruzione. I programmi per i rom dovrebbero essere fatti con i rom. Sfortunatamente sento spesso che i programmi rivolti ai rom vengono fatti senza i rom. Fino a non molto tempo fa non si parlava dell’Olocausto rom in Europa, è stato solo nel 2015 che il Parlamento Europeo ha riconosciuto il 2 agosto come Giorno della Memoria dell’Olocausto rom. Per questo motivo i programmi educativi sono così importanti, perché molto risentimento nasce dall’ignoranza e dal ripetersi degli stereotipi e l’unica via per una comprensione reciproca è attraverso un’istruzione comune.