Il Progetto “Rom e Salute”: due giornate formative

Il Progetto “Rom e Salute”: due giornate formative

I giorni 20 e 27 ottobre presso la sede della cooperativa CAT a Firenze si terranno due giornate formative relative al Progetto Rom e Salute.
Le formatrici saranno la Dott.ssa Eva Rizzin e la Dott.ssa Suzana Jovanovich, ricercatrici presso l’Università degli Studi di Verona, esperte sul tema dell’antiziganismo e testimoni dirette rispettivamente della comunità Sinta e Rom.
Il Progetto Rom e Salute  riguarda la promozione di interventi inerenti la salute della comunità rom e che la cooperativa CAT sta portando avanti in co-progettazione con la Direzione Istruzione del Comune di Firenze, che dal 2013 partecipa alle attività del Progetto Nazionale per l’inclusione e l’integrazione dei minori rom, sinti e caminanti, e con il coinvolgimento della USL Toscana Centro.
Il focus di interesse progettuale riguarda appunto la promozione della salute della comunità rom, tuttavia gli interventi proposti non saranno esclusivamente diretti a giovani rom, ma interesseranno in generale contesti in cui siano presenti minori e giovani appartenenti a tali comunità e non solo.
L’intervento progettuale si pone in particolare l’obiettivo di arricchire le competenze del personale socio-sanitario e la comunicazione interculturale, di rafforzare la rete dei servizi nel suo insieme nonché di allargare la rete di interventi verso tutte quelle fasce di popolazione che presentano difficoltà nell’accesso ai servizi.
Perché questa modalità di intervento possa dare risultati significativi, è necessario costruire una rete che renda possibile un confronto costante tra i servizi presenti sul territorio.
Nella storia delle relazioni tra rom e sinti e le società maggioritarie, l’approccio di queste ultime, in particolare in occidente, è stato generalmente quello di tentare di educare o rieducare le prime. All’interno del progetto “Rom e Salute”, che prevede una parte formativa significativa, abbiamo voluto proporre un approccio del tutto diverso incaricando 2 formatrici, una rom e una sinti, di formare operatori sociali e sanitari gagè. Crediamo fortemente che senza dare direttamente voce alle persone delle comunità il rischio sia quello di produrre disagio sociale e sanitario, non soltanto all’interno delle stesse, oltreché dispendio di risorse economiche.
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